sabato 24 settembre 2016

Franco Astengo: Per il no

PER IL NO NEL REFERENDUM: PRESSIONI E FORZA MORALE di Franco Astengo La provocazione attuata dal Governo nella stesura del testo del quesito da apporre sulla scheda referendaria (reso noto tra l’altro a referendum ancora formalmente da convocare) rappresenta soltanto un passaggio nell’insieme delle formidabili pressioni che i sostenitori del “NO” dovranno fronteggiare nelle prossime settimane e delle quali abbiamo già avuto larghe avvisaglie: ambasciatore USA, minacce di disastro economico, disimpegno di investitori stranieri, ecc, ecc., partigiani veri e partigiani finti. Indicativa, sotto questo aspetto, la questione riguardante il testo del quesito da sottoporre alle elettrici e agli elettori, che segna sicuramente il carattere meramente propagandistico dell’operazione segnalando, però, anche un ritardo evidente dell’incerta opposizione parlamentare. Non è questo però il punto. Il punto risiede nella necessità che lo schieramento del NO, almeno dal punto di vista dei riferimenti ideali, culturali e politici posti nel solco della migliore tradizione della sinistra italiana, sia posto in grado di esprimere il massimo della forza morale, dell’autorevolezza del pensiero. Serve un elemento fondativo : quello dell’affermazione (non della difesa, beninteso: difesa è un termine da abbandonare) del concetto di Democrazia Repubblicana, in piena sintonia e continuità con il lavoro dell’Assemblea Costituente che disegnò appunto una repubblica fondata sulla centralità di un parlamento che rappresentava “lo specchio del Paese”. Questo concetto fondamentale deve essere contenuto, assieme ad un giudizio netto e senza equivoci sul degrado della qualità nella vita democratica avvenuto nel corso di questi anni, in un Manifesto della Sinistra per il NO sul quale dovrebbero convergere tutti i principali esponenti dei diversi comitati. Per dirla in soldoni : un vero e proprio CLN. Deve essere chiaro che questa contesa politica non serve agli interessi di corrente o al rilancio di questo o quell’esponente politico, ma serve a fare in modo che l’Italia esca dal pericolo concreto di una “recessione autoritaria”. Si tratta di un giudizio morale prima ancora che politico ? Certo, perché fu un giudizio morale quello che mosse i nostri Padri sulla via della montagna, a scrivere l’epopea della Resistenza. C’era anche la politica beninteso e in seguito diede frutti dolci e amari, ma prima veniva la “qualità morale” e la Repubblica fu l’esito di quell’affermazione di moralità.

venerdì 23 settembre 2016

Come cambiano le pensioni | S. Ferro

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Politica monetaria: ritorno gli anni Settanta | T. Monacelli

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Olimpiadi sì o no? Vediamo i conti | J. Massiani e F. Ramella

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Caro Giuliano, l'alternativa a Renzi passa dal No al Referendum | Marco Furfaro

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Franco Astengo: Industria 4.0

Ben più importante della decisione presa dalla Sindaca di Roma di rinunciare alla candidatura olimpica (decisione, sia scritto per inciso, assunta esclusivamente allo scopo di ricompattare il M5S, ma accolta da tutti con un sospiro di sollievo, al di là delle recriminazioni di facciata sulla “grande occasione perduta” nel più puro stile farisaico della politica italiana) è stata la presentazione del progetto di Industria 4.0 da parte di Renzi e del ministro Calenda. Ancora una volta, su questo tema del tutto decisivo rispetto al futuro del Paese, siamo su di una strada completamente sbagliata. Ci si balocca di nuovo con i super – ammortamenti e le detrazioni fiscali a uso delle imprese senza entrare minimamente nel merito di un minimo di programmazione industriale rivolta ai settori manifatturieri nei quali l’Italia è ormai da tempo del tutto carente. E’ assente del tutto un’ipotesi – almeno – di programmazione industriale, ci si rivolge a settori nei quali l’innovazione tecnologica ha camminato ben oltre a quanto individuato dai nostri sapientoni : soprattutto un’innovazione tecnologica fine a se stessa, mancando i settori industriali di riferimento. Quando si legge, da parte del presidente di Federacciai, che l’Italia ha una produzione insufficiente di laminati piani, quando il Governo lascia morire Alcoa principale produttrice di alluminio, quando ci si accorge che i destini della Piaggio, massima industria aeronautica , sono in mano a sceicchi del Dubai ovviamente incuranti di quello che doveva essere lo strategico trasferimento da Finale e Villanova d’Albenga, eseguito in vista di nuovi livelli di produzione, si hanno soltanto piccoli esempi della drammatica situazione in atto. Ci si trascina ancora nel novecentesco dilemma tra lavoro e ambiente: dall’Ilva di Taranto alla Tirreno Power della martoriata Vado Ligure, mentre a 15 anni dalla chiusura i lagoon dell’ACNA di Cengio sono ancora lì intatti a testimoniare non solo la mancata bonifica ma ciò che è stato e ancora è nel disastro del capitalismo italiano. Una situazione , quella della nostra industria, che può essere affrontata soltanto attraverso la messa in campo di investimenti pubblici rivolti ai settori strategici nei quali siamo drammaticamente carenti: investimenti accompagnati da una seria e rigorosa programmazione industriale. Investimenti non rivolti, attraverso gli incentivi, a fare in modo che come al solito la centralità delle imprese come riceventi dei benefici non si risolva (com’è stato ed era facilmente prevedibile) con il job act attraverso il classico “prendi i soldi e scappa”. Non si vive di speculazione edilizia, turismo, agricoltura (in questo campo si sono illusi un po’ di ragazzi attirati dal ritorno alla vita nei campi: la terra è bassa si diceva un tempo e , in questo quadro, la redditività reale è sottozero.) Franco Astengo