venerdì 1 maggio 2015

Alberto Benzoni: Il ritorno di Maramaldo

IL RITORNO DI MARAMALDO Ricordate la scena? Francesco Ferrucci, eroico difensore della repubblica fiorentina, giace al suolo a Gavinana. La battaglia contro le forze imperiali è già persa e lui sta morendo. A quel punto, arriva un tal Fabrizio Maramaldo che lo sbeffeggia e lo finisce. Ma come tutti i morituri illustri Ferrucci trova il tempo per l’”ultima parola famosa”. “Vile tu uccidi un uomo morto”. Da allora, il capitano dell’esercito imperiale è stato un modello da evitare. Almeno nella nostra vita pubblica. Mai infierire sul tuo avversario. Mai illudersi di averlo ucciso definitivamente. Mai voler fare troppi gol. Mai distruggere quando è sufficiente dividere. Mai… Mai. Almeno prima di oggi. Perché oggi Rignano sull’Arno sta per diventare Rignano Maramaldo. Avendo dato i natali ad un leader che ha eletto l’”omicidio con insulto”a filo rosso del suo agire politico. O, per dirla in altro modo, avendo trasformato il gesto individuale di un bullo in un disegno politico-ideologico. Fateci caso; nessuno ha mai amato le inaugurazioni come Lui ( che si tratti di una fabbrica di missili o di un asilo nido ). E nessuno, come Lui, ha pensato di affidare il futuro ad una serie di Uomini soli al comando ( da Lui al magistrato anticorruzione, dall’industriale/benefattore al sindaco onnipotente, sino al preside d’istituto ). E, conseguentemente, nessuno prima di lui aveva provato un così totale disprezzo per il passato; per le sue idee, per le sue istituzioni, per i suoi esponenti, per la sua complessità. Il capitano pratica in diretta il colpo finale ad un avversario già in fin di vita. C’è un’occasione; si limita a coglierla. Lui annuncia pubblicamente le sue intenzioni prima ancora di iniziare la sua battaglia. Saint Just aveva detto che la rivoluzione si definisce come distruzione di tutto ciò che gli si oppone; Lui potrebbe dire che il Nuovo si definisce come distruzione del Vecchio. Perciò, misura delle sue vittorie non è mai la qualità del risultati ottenuti ( e cioè delle riforme attuate) ma piuttosto la possibilità di esibire davanti alle folle i senatori e i consiglieri provinciali che costano soldi, i sindacalisti che non lavorano e impediscono di lavorare agli altri. I magistrati che fanno troppe ferie. I burocrati fannulloni che mettono i bastoni tra le ruote, l’opposizione interna. E così via. Tutta gente che merita di scomparire. Perché inutile. Nella vicenda dell’Italicum si seguirà lo stesso schema. Importante, certo, portare a casa “la riforma”. Ma più importante ancora umiliare pubblicamente i propri interlocutori/avversari. In una prima fase oggetto di questo trattamento sarà Berlusconi: rendendo chiaro a tutti che il patto del Nazareno è un accordo leonino in cui il Cavaliere potrà avere, alla fine, la legge elettorale che gli conviene; ma solo se, nel frattempo, avrà svolto diligentemente il suo ruolo di “oppositore di Sua maestà”. Al minimo sgarro, si passerà dal premio alla coalizione a quello alla lista; per il Cavaliere, lo scenario peggiore. In quanto, poi, all’opposizione Pd, il cadavere è sotto gli occhi di tutti: un’èlite rancorosa e incoerente; e, per altro verso, un mare di peones pronti a vendere anche la loro madre pur di evitare di perdere il seggio e il vitalizio. Lo Scalpo come segno della vittoria. Rimane Lui, l’uomo solo al comando. Pronto a “cambiare l’Italia”( una vera e propria sfida agli dei; nessun uomo politico, nell’ambito di una democrazia liberale, aveva mai preteso tanto). E, intorno a Lui, un campo di rovine. Rovine, innanzitutto, della democrazia. Non stiamo parlando di dittature incombenti o di regimi autoritari, manca, per inciso, al Nostro la caratura necessaria. Stiamo, parlando, piuttosto, di morte lenta, per conclamata inutilità. La democrazia non è il diritto di sapere chi ha vinto la sera delle elezioni, con l’annesso diritto, per quest’ultimo, di potere fare ciò che vuole fino al prossimo giro. E’ piuttosto il diritto/dovere per la collettività nazionale e per i suoi rappresentanti di costruire, insieme, il proprio futuro. E, allora, chi addita di continuo alla “gente” ( senza, per la verità, essere smentito, in parole, opere e omissioni…) la politica, le sue istituzioni e lo stesso conflitto come un inutile e costoso gioco di ombre a copertura di puri e semplici interessi, personali o di gruppo, colpisce alla radice la democrazia. Senza abbatterla o soffocarla, per carità; semplicemente svalutandone radicalmente il senso e il valore. Perciò, glielo diciamo per il suo bene, Lui dovrebbe stare attento. E noi con lui. Perché sta giuocando con il fuoco. “O me o il caos”. Da una parte una minoranza di soddisfatti o aspiranti tali. Dall’altra una marea di astenuti per convinzione. In mezzo, come sbocco di una rabbia impotente, populisti d’ogni ordine e grado; ma non in grado di governare. Per Lui, la vittoria assicurata. Per l’Italia, comunque, uno scenario da incubo. Chiunque vinca.

3 commenti:

felice ha detto...




Eccovi a complemento un Pietro Nenni d'annata:
(Dall’ “Avanti!”, 20 gennaio 1924) Nenni e la legge Acerbo


Oggi, prima del decreto di scioglimento, prima della convocazione dei comizi, prima della giornata elettorale, le elezioni sono già fatte e il governo è già plebiscitariamente rieletto colla sua maggioranza fedelissima. Gran virtù della mirifica riforma elettorale, mercé la quale la dittatura si fa dare l’avallo dalla sovranità popolare ridotta a un fantoccio… senza corona e senza scettro!
Bisogna proprio essere della levatura portentosa di Michelino Bianchi per insistere sulla necessità di una riforma costituzionale che garantisca al governo il potere per tutta la durata della legislatura. E bisogna essere costituzionali della stoffa della “miserabile classe dirigente”, per non capire che la riforma costituzionale c’è già tutta nella riforma elettorale a cui hanno dato il “placet” tutti i più ortodossi zelatori di tanti princìpi.
Ora le elezioni sono fatte a Palazzo Chigi, là il governo ha manipolato la sua maggioranza futura, ha dato i primi posti e i più numerosi, agli uomini del suo partito, e poi ha dosato il resto con una scelta di ascari fedeli dalle truccature variopinte. Varata ufficialmente quella lista, essa è già eletta, nella sua integrità, senza possibilità di contendenti nel campo nazionale perché la minaccia è sospesa contro chi ardisse da parte costituzionale contrastare razionalmente la lista del governo, che rappresenta il Partito fascista e quindi, senz’altro, la patria. Se non c’è già qui una riforma costituzionale – dato che si possa chiamare riforma… l’abrogazione della Costituzione – non sappiamo quali altre elucubrazioni possano a tal riguardo fermentare nei cervelli geniali dei nuovi statisti pullulati dalla marcia su Roma.
[…] Basta che il duce arroti i denti, e agiti lo staffile, ed eccoli tutti accovacciati come nella storica seduta del bivacco”.


Pietro Nenni

--


Felice C. Besostri

roel ha detto...

Personalmente non sono del tutto convinto che con la nuova legge elettorale si profili un regime dittatoriale, nè penso che ci sia alcuna minaccia contro la "democrazia" che non c'è, visto che di "sostanziale" a fronte dei risultati e della realtà effettuale, di "democrazia" ce n'è ben poca. Quindi ammesso che vi sia una minaccia, essa è contro una larva, contro "l'araba fenicia".
Se il degrado politico, economico, morale in cui la Repubblica è precipitata. rappresenta la "democrazia" o il modello sociale da difendere, sorge il sospetto che gli allarmismi hanno recondite motivazioni. ( Sono o no da considerare le preoccupazioni di chi "rischia la poltrona" ? Forse che Renzi, macchiavellicamente, non farà "piazza pulita" degli oppositiori?)
Il degrado di cui parlo è attestato anche dall'intervento di Besostri che, nel riprendere Nenni, rivela l'intento di attualizzare il "degrado di ieri", anche se il contesto, secondo me, era completamente diverso: "....scelta di ascari fedeli....basta che il duce arroti i denti (a proposito di denti viene in mente il mimo di Crozza).....miserabile classe dirigente...sovranità popolare ridotta a un fantoccio..".
Ho l'impressione che Renzi, con questa riforma elettorale , assuma su di sè tutta la responsabilità dei gravi problemi del Paese non ancora risolti. Col "potere assoluto", non avrebbe più alcuna scusante che gli consentisse di dirottare le responsabilità verso altre sponde. Sorge la possibilità del "Bumerang"!!?
Comunque vadano le cose, è certo che il modello di società che voleva Nenni non è certo quello della "democrazia formale", con gli infiniti privilegi, con le intollerabili disuguaglianze, con la corruttera e le runberie diffuse, con gli arricchimenti facili, con il familismo e parentopoli, con il tangentismo e il "magna, magna" eretti a sistema, col 50% della ricchezza in mano al 10%, ecc., ecc., ecc.- Tantomeno quello che si profila all'orizzonte con Renzi che i suoi detrattori intravedono " unico al comando", può essere il modello di Nenni e del Socialismo libertario, solidaristico e umanitario. (Salvo verifica!) Un saluto, Roel.

felice ha detto...

Guarda che nel listone della Acerbo non c'erano solo fascisti ma tanti liberali, conservatori e cattolici popolari. Anche la democrazia dell'Italia postbellica dela Grande Guerra non era una società ideale. Lo sfruttamento, la povertà e le diseguaglianze erano addirittura superiori ad oggi, ma da qui a dire che si è indifferenti se si vive in una democrazia solo formale o con leggi che negano la rappresentanza ce ne corre. La negazione della democrazia formale non fa parte del pensiero socialista e nemmeno di quello libertario se non per denunciarne l'insufficienza,ma al pensiero e prassi comunista leninista. Avevo sottomano quella dichirazione di Nenni perché sono all ricerca di quella fatta in occasione della legge truffa nel dicembre 1922-. Non bisogna gridare al lupo, Renzi non è Mussolini e non ci aspetta l'olio di ricino, ma vivere in un paese che non rispetta la sua Costituzione e le sentenze della Corte Costituzionali, dovrebbe preoccupare anche se non nè la società ideale.Se poi c'è qualcuno che si oppone non è per interesse personale, che mi pare sia piuttosto di quelli che non vogliono votare prima del 2018 perché sono stati eletti con una legge incostituzionale. Chi resta indifferente a questo fatto, quale che sia la motivazione: i bene-altristi sono la maggioranza in questo paese, si rende di fatto complice delle maomissioni della Costituzione


Felice C. Besostri