venerdì 19 gennaio 2018

Tunisia: Il grido del popolo contro l’ineguaglianza.

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D'Alema dice verità scomode: "Dopo il 4 marzo, viene il 5 marzo" - nuovAtlantide.org

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Lavoro, in aumento quello a tempo determinato | Avanti!

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Coalizione, non adesione. Appunti sulla Lombardia – L'Argine

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How To Rewrite The Rules Of Globalization

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Con la flat tax conti pubblici a rischio? | M. Baldini e L. Rizzo

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mercoledì 17 gennaio 2018

Il socialismo dimenticato di Martin Luther King – L'Argine

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Antonio Lettieri: Il declino di una sinistra che chiude gli occhi

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Franco Astengo: Lavoro

ANCORA) SUL MORIRE PER SFRUTTAMENTO di Franco Astengo Mai dimenticare che si muore per sfruttamento: l’episodio di ieri sera a Milano (3 operai morti in una fabbrica metalmeccanica) ci riporta brutalmente a una realtà che, nell’infinita discussione sulla presunta fine della classe operaia, viene spesso lasciata da parte come fastidiosamente antico. Situazioni intollerabili, inaccettabili, insostenibili che pure continuano a pesare come macigni sulla condizione di lavoro ancor oggi, in tempi nei quali la tecnologia, l’attrezzatura, l’organizzazione del lavoro dovrebbero garantire situazioni diverse dal passato. O, almeno, pensavamo che avrebbero dovuto garantirle. Invece siamo qui a piangere ancora i nostri morti come accade sempre più di frequente e ci troviamo anche nel condividere lo sdegno di chi non trova giustizia: il rogo della Thyssen Krupp è ancora vivo nella nostra memoria, quale simbolo quasi emblematico del persistere di uno stridore tremendo tra la vita, lo sfruttamento quotidiano, la perversa volontà di profitto. Vige in Italia una normativa in materia che è stata costruita soprattutto per alimentare un mercato, quello della formazione sulla materia, che costringe a seguire determinati itinerari garantendo – anche in questo caso – margini di profitto a chi non ha scrupoli nello sfruttarlo. Nulla si fa, invece, per contrastare l’accelerazione nei tempi di lavoro e il disagio nelle modalità concrete dell’operatività di fabbrica, i ritardi tecnologici per l’assenza di investimenti adeguati. Nella tragedia della perdita di diritti accumulata nel corso degli anni quelli riguardanti l’intensificazione oggettiva dello sfruttamento del singolo è forse la parte più trascurata perché soffocata dall’imperversare della precarietà, dell’incertezza, dell’insicurezza nel poter mantenere il proprio posto. Dietro l’angolo di questo drammatico stato di cose dietro alla svolta della precarietà del lavoro e della vita, ci sta l’agguato della morte. Accettarlo senza ribellarci rappresenta un altro segnale del nostro smarrimento.

MILANO 2018: LE PROSPETTIVE DELLA CITTÀ METROPOLITANA | Ugo Targetti - ArcipelagoMilano

MILANO 2018: LE PROSPETTIVE DELLA CITTÀ METROPOLITANA | Ugo Targetti - ArcipelagoMilano

martedì 16 gennaio 2018

Bernie Sanders: togliamo il mondo dalle mani di un gruppo minuscolo di miliardari – L'Argine

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Paolo Bagnoli: La Costituzione con i piedi per terra

_______________________________________________________________________________________ 70 anni dopo – la biscondola la costituzione coi piedi per terra paolo bagnoli da Non Mollare La Costituzione della Repubblica ha compiuto 70 anni e, oltre ogni retorica, come ha dimostrato il referendum del 4 dicembre 2016, il popolo italiano vi è fortemente attaccato. In un passaggio di grande grigiore della politica democratica, ciò costituisce un fattore forte di consolazione e di fiducia per il nostro malmesso Paese. Lasciamo ai costituzionalisti ogni considerazione riguardante la cultura giuridica della Carta. Ci limitiamo all’aspetto più propriamente politico che ci riporta, giocoforza, all’esito referendario. In esso, infatti, si possono trovare molti motivi che lo giustificano. Tra essi, particolarmente uno considerato che siamo a generazioni cui è estranea l’educazione civica. Quella praticata per prassi quale valore vissuto derivante dalla nascita stessa della Repubblica e senza cognizione alcuna di cosa sia stata repubblica nata dalla Resistenza volgarmente, ormai, appellata, “prima repubblica”. Ora, visto che la maggioranza del voto giovanile si è espresso a favore del “no”, si può ragionevolmente affermare che la Costituzione rappresenta un saldo motivo di unione della stragrande maggioranza del popolo italiano; quanto salda il legame tra le generazioni nonostante la palude rappresentata da quasi mezzo secolo di transizione incompiuta. Se poi volessimo andare più a fondo si rileva che la Costituzione, con l’impianto valoriale su cui si basa, non ha mai rappresentato un ostacolo per la conquista di nuovi traguardi civili e sociali. Essa, infatti, ha sempre accompagnato e giustificato il cammino della politica in tale direzione. La Costituzione, inoltre, esprime un senso alto della democrazia, dei limiti entro i quali deve svolgersi la lotta politica, l’essere e il farsi dello Stato di diritto nonché significato che, in una libera democrazia, deve avere l’esercizio della rappresentanza: sostanza prima della democrazia medesima. Su quest’ultimo punto, ahimè!, la legislatura passata non ha dato una bella rappresentazione. Speriamo che le cose migliorino, ma al momento – naturalmente si tratta di un giudizio di ordine generale nel quale fanno eccezione pure positive testimonianze – l’Italia non ha una classe politica degna di questo nome. Il Paese, sotto il peso del virtuismo giudiziario, ha visto cadere i partiti; ma quello che è più grave; pure le culture politiche e le ragioni ideali fertilizzanti il terreno di tenuta e di crescita della democrazia. La Costituzione assegna alla lotta politica la realizzazione dei suoi valori: quelli di un aperto e progressivo incivilimento democratico poiché la sottende l’idea dell’uomo quale persona, ossia quale mondo morale. Ciò è pure l’alimento della, società. Tutti sanno che il termine politica deriva dal greco polis. Alle origini significa, contemporaneamente, sia Stato che società. In esso si concettualizza il senso dottrinario della politica; vale a dire, la relazione tra le idee che organizzano gli ideali e i valori che ne derivano e la fattualità del loro concretizzarsi nel processo storico. Nella nostra Costituzione il rapporto tra Stato, società, uomo singolo e uomo associato costituiscono un intreccio imprescindibile del significato della Repubblica nonché dell’etica repubblicana della nostra democrazia. Gli ultimi due dati nel quarto di secolo della transizione incompiuta si sono persi, travolti dall’abulia degli ideali e dal prevalere del governismo; dall’affermarsi, in parallelo, del populismo e della demagogia, dall’allontanamento del fattore gente dal processo democratico, da un’ideologia ossessiva dell’innovazione politica ispirata da un sostanziale confusionismo che ha prodotto restrizione dei diritti, blocco dell’incivilimento democratico e, culturalmente, archiviato il diritto a vedersi riconosciuti i diritti civili e sociali a fondamento della dignità di una democrazia realmente compiuta. La Costituzione, però, è lì, viva e vitale per la politica e l’azione degli uomini. Ricordate il discorso di Piero Calamandrei a Milano nel 1955? -: occorre farla vivere, metterla coi piedi per terra. È da lì che occorrerebbe ripartire per la ricostruzione della democrazia italiana. Il perché ciò non sia avvenuto implicherebbe un altro capitolo del discorso; se navighiamo, oramai da troppo tempo in una crisi senza soluzione non è certo colpa della Costituzione. Al contrario. essa sprona a mettersi in cammino in tutt’altra direzione.

La persistenza della povertà e le disparità regionali in Italia - Menabò di Etica ed Economia

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Dentro il lavoro: qualità del lavoro, pratiche organizzative e risultati d’impresa - Menabò di Etica ed Economia

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L’universalismo: l’araba fenice dello stato sociale italiano? - Menabò di Etica ed Economia

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mercoledì 10 gennaio 2018

Jeremy Corbyn: ecco come trasformerò radicalmente il Labour (di nuovo) – L'Argine

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Inps. Solo un nuovo posto di lavoro su cinque è a tempo indeterminato | Avanti!

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E’ una favola che chi vota a sinistra aiuta la destra – Strisciarossa

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La ripresa e lo spettro dell’austerità competitiva | Economia e Politica

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Fiscal Compact: cambiare (ancora) si può, e si deve | Gustavo Piga

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Try Socialism | Dissent Magazine

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DOVE È ANDATA MILANO. DOVE ANDRÀ? | Giancarlo Consonni - ArcipelagoMilano

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MILANO 2018: IL MOMENTO DELLA RIFLESSIONE | Stefano Rolando - ArcipelagoMilano

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MILANO: UN AMORE DIFFICILE | Luca Beltrami Gadola - ArcipelagoMilano

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European Social Democracy must re-invent itself - The Progressive Post

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domenica 7 gennaio 2018

Paolo Bagnoli: Qualcuno fermi Eugenio Scalfari

Qualcuno fermi Eugenio Scalfari e lo faccia tutte le volte che vuole scrivere di Carlo e Nello Rosselli. Oggi, nel fondo di Repubblica, ci offre alcune perle che, prima ancora di farci indignare, ci impietosiscono. Da tanti anni ci occupiamo dei Rosselli e sappiamo bene chi erano e cosa facevano. Ora Eugenio ci dice che i fratelli Rosselli erano "due antifascisti emigrati in Francia dove facevano uno il medico e l'altro l'insegnante di Lettere e Filosofia". Di questo passo verremo a sapere che la signora Amelia, madre dei due, svolgeva pure lavoretti a domicilio!! Ma come si fa; come si fa a far passare cose del genere? E' chiaro che nessuno a Repubblica rilegge i pezzi del fondatore. Sulla sostanza politica della tesi di Scalfari per cui l'avvicinarsi dei radicali della Bonino al Pd è solo il frutto di un lungo percorso che parte proprio dalla vicenda rosselliana ci limitiamo a dire che, tra le tante libertà esistenti, c'è anche quella alla menzogna .Naturalmente tramite processo storico-politico ha nell'azione scalfariana e nel ruolo di Repubblica il suo centro motore. Assurdità, falsità e - lo diciamo con dolore - malafede si mescolano segnando, anche per questo verso, la miseria culturale e politica cui siamo giunti. PAOLO BAGNOLI